Ingresso Messina 7.01.17 - Santuario Catena Lipari

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Donec commodo sapien et dapibus consequat.
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ingresso Messina 7.01.17

Arcivescovo
S. Ecc. Mons. Giovanni Accolla
Saluto all’arrivo
Messina 7 gennaio 2017
Carissimi fratelli e sorelle,
cari amici tutti.
Rivolgo il mio ringraziamento per la presenza e per le parole che mi sono state rivolte al Sig. Sindaco Prof. Renato Accorinti e a tutte le gentili autorità civili e militari.
Nel rispetto delle diverse competenze e dei diversi ruoli, sono sicuro che il nostro comune intento è di servire la gente, a cominciare dai più poveri, dai più disagiati.
Sentiamo questo tempo come un tempo che ci stimola fortemente ad essere all’altezza di grandi sfide: tra queste, sento urgente la sfida di una cultura della dignità della persona.
Ancora una volta, la gente e la Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela si dimostrano accoglienti e vivaci, come ho potuto subito constatare in questi giorni dai vostri gesti di apprezzamento e di affetto.
Ogni volta che diciamo “grazie” lo facciamo sapendo che è Dio Padre a farci sentire la sua paternità, non facendoci mancare i suoi doni di vita. È a lui, insieme a voi tutti, che desidero elevare la mia preghiera di ringraziamento e di lode.
Insieme con voi, vorrei rivolgere poi il mio pensiero filiale e riconoscente al Santo Padre, Papa Francesco: con uno sguardo di speciale benevolenza, mi ha ritenuto degno di questo servizio pastorale, che oggi ufficialmente avvio, con cuore sereno e gioioso, nella santa Chiesa.
Il mio grazie sentito e fraterno va a S. Ecc. Mons. Antonino Raspanti e a S. Ecc. Mons. Benigno Papa, che nella loro veste di Amministratori Apostolici, hanno guidato questa Chiesa nell’ultimo tratto di strada.
Ringrazio Mons. Papa anche per le parole che mi ha riservato nella sua ultima Lettera alla città, parlando di me come di «un uomo, un prete che viene dalla comunità cristiana di Siracusa per vivere sempre nella comunità cristiana di Messina a servizio della Chiesa e di tutta la comunità degli uomini. C’è una Chiesa che dona, Siracusa, e una Chiesa che accoglie il dono con gratitudine, Messina».
Con lo stesso spirito di comunione, desidero ringraziare anche S. Ecc. Mons. Giovanni Marra e S. Ecc. Mons. Calogero La Piana, miei predecessori, che mi hanno fatto sentire la loro vicinanza attraverso i saggi consigli di cui farò tesoro.
Vengo a voi come un Pastore che desidera stare tra le sue pecorelle, custodire quanti stanno nel recinto della Chiesa, raggiungere le lontane per ricondurle a casa portandole sulle spalle, e accompagnarle tutte verso i pascoli migliori: i pascoli del Vangelo, della vita nuova. E poiché so che il cammino può essere faticoso e impegnativo, mi sono portato nella bisaccia tre cibi spirituali. Per non dimenticarmene, li ho scelti per il mio stemma episcopale e, in questo momento, mi piace raccontarveli perché mi aiutiate a farne sempre memoria.
Il primo segno, ovvero il primo sostegno spirituale per me e per tutta la nostra Chiesa, è la croce di Cristo. Sembra un paradosso che la croce, uno strumento di morte, possa costituire un qualcosa che dà vita, un appoggio nelle difficoltà, una speranza di futuro. In realtà, il Crocifisso si comprende alla luce delle parole stesse di Gesù: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Da vescovo porto al collo la croce di Cristo: è vuota, perché ho fede che chi muore con Gesù, con lui anche risorgerà (cfr. Rm 6,8). Lo testimonia l’alfa e l’omega, che accompagnano la croce e che richiamano la storia dell’umanità dall’inizio alla fine: non siamo noi i padroni della storia, ma Dio Padre. A noi spetta il compito di vivere come suoi figli, compagni di viaggio di Gesù per le strade del mondo, nello Spirito che dà la vita.
Il secondo segno, che sento come un altro indispensabile cibo spirituale, è la barca: questa è simbolo della Chiesa. Una Chiesa che prende il largo senza paura: la barca non è fatta per restare ormeggiata. Lo sanno meglio di tutti quelli di noi che vivono nelle Isole Eolie: sanno che l’impeto del mare a volte è spaventoso. Eppure sanno che un buon nocchiero sa domare persino i cavalloni più alti. Così è nel Vangelo. Solo Gesù può dire al mare in tempesta: «Taci, calmati» (Mc 4,37). E solo lui può dirci con altrettanta decisione, ma anche con affetto: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Mi porto nella bisaccia questa immagine di Chiesa: una barca che ha preso il largo e che quindi a volte può essere soggetta ai marosi. Ma questa barca ospita Gesù, il Timoniere della storia. E noi siamo tutti su quella stessa barca, chiamati a fidarci di lui e a remare insieme nella stessa direzione per attraversare il mare e raggiungere il porto sospirato. Il Vangelo non dice quanti fossero i discepoli sulla barca: ho pensato che questo silenzio voglia indicare che nella Chiesa c’è spazio davvero per tutti. La Chiesa è maestra di accoglienza dell’altro più lontano e madre che educa principalmente i suoi figli a vivere da fratelli. Il nostro impegno primario come presbiterio è rivolto a saper collaborare, per il bene gli uni degli altri: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Per questo mi piacerebbe che la barca della Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela portasse sulla sua prua dipinta questa frase di San Paolo: «Gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10). Sarebbe questo il modo concreto per vivere il Vangelo nella Chiesa e per farci conoscere da un mondo sempre più bisognoso di amore.
Il terzo segno – se posso dire così – che mi porto nella bisaccia di vescovo è Maria, la Madre di Gesù. Soprattutto la mia vita sacerdotale è segnata dalla compagnia materna della Vergine Santissima: dalla prima educazione cristiana a casa, alla formazione teologica e spirituale in Seminario, alla mia ordinazione sacerdotale fino a quella episcopale nel Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, dove ho anche svolto parte del mio ministero presbiterale. Oggi mi sento nuovamente abbracciato da una Madre, a cui qui a Messina potrò rivolgermi con il titolo venerabile di “Madonna della Lettera”. Mi piace immaginare che, nel tempo che il Signore mi concederà, io sappia scrivere insieme con tutti voi una lettera di ringraziamento a Maria. Direi di più, vorrei che voi stessi foste la mia lettera, come ebbe a dire san Paolo rivolgendosi ai cristiani di Corinto: «Voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2Cor 3,3).
Oh Vergine Maria, Madonna della Lettera, prega per noi.
Celebrazione Eucaristica di Inizio Ministero pastorale
Solennità del Battesimo del Signore
Omelia di S.E. Mons. Giovanni Accolla
           Eminenza reverendissima,
           venerati confratelli nell’episcopato,
           carissimi confratelli presbiteri,
           cari diaconi e alunni del Seminario diocesano,
           gentili autorità civili e militari,
           cari amici tutti.
           La liturgia di oggi, festa del Battesimo del Signore, ci offre lo spunto per qualche riflessione in occasione dell’inizio del servizio ministeriale a favore della Chiesa  di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela.
Alcune considerazioni sul primo canto del Servo di Jahvè.
Il servo è presentato da Dio (re) all’assemblea del popolo, egli non è un “subordinato” bensì la persona scelta a cui affidare un mandato, una missione, una facoltà, E’ persona scelta tra tanti (il mio eletto) e Dio si compiace per il compito che gli affida.
           Il  compiacimento di Dio si traduce nell’affidamento di un incarico: quello di portare il “diritto alle Nazioni” con le modalità indicate dallo stesso Dio e che ne rivelano la Sua volontà: la salvezza per tutti, la riconduzione di tutti al Suo amore.
           Il metodo di operare del “Servo” è un metodo di azione: discreto, umile, rispettoso, capace di valorizzare tutto quello che di positivo trova. L’immagine della canna incrinata, e dello stoppino dalla fiamma smorta, sembrano racchiudere le fragilità delle società del nostro tempo, le fragilità delle comunità presbiterali, religiose o ecclesiali. Il “Servo di Jahvè” è chiamato ad essere rispettoso di tutto quello che di positivo, anche piccolo, esiste nel popolo del Signore e lo valorizza. Con il suo intervento invece di umiliare deve valorizzare. Invece di schiacciare deve infondere  energia e speranza.
           La Sua mitezza però non è debolezza. In realtà il “ Servo”, nelle sue scelte, è deciso, costante, ostinato per cui il profeta dice:
“ Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finchè non avrà stabilito il diritto sulle terra”.
           La missione del Servo è proclamata con chiarezza nel testo di Isaia:
“ Ti ho chiamato per la giustizia
Ti ho preso per mano
Ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo, luce delle nazioni”.
La missione del “Servo” è la missione di tutta la comunità ecclesiale. Vocazione personale e vocazione della comunità ecclesiale sembrano coincidere: un’unica chiamata, un’unica predilezione, un’unica missione: una comune fedeltà.
           Anche il brano degli Atti degli Apostoli,  che abbiamo appena ascoltato, rafforza, con le parole dell’Apostolo Pietro il senso  della predilezione, della missione, della consacrazione.
           Il battesimo è una totale “immersinone” nel mistero salvifico  dell’amore di Dio che si realizza in Cristo “Servo obbediente” e che si manifesta nella storia  attraverso tutti coloro che “immersi in Cristo”  ne diventano membra vive del suo Corpo. Coloro che “ascoltano la Chiamata”, si dispongono alla elezione, accolgono la missione,  con atteggiamento di “servi obbedienti”, allontanando ogni tentazione di ambizione, di orgoglio, di potere, di sopraffazione, di arroganza, di ipocrita manipolazione, di sciocca adulazione, di bizantinismo ecclesiastico mieloso e dannoso.
           “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme (ama) e pratica la giustizia (incarna  e rende visibile nella storia il suo amore) a qualunque nazione appartenga.” La consacrazione (elezione e missione”  di Gesù di Nazareth in Spirito Santo e potenza si traduce in storia salvifica. “ Gesù passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del Diavolo, perché Dio era con Lui”.
           L’impegno di chi è chiamato a servire si estende come un impegno di tutta la comunità ecclesiale e in primo luogo di tutta la comunità presbiterale.
Una Chiesa che non scopre e non valorizza la propria vocazione profetica al “SERVIZIO” è una Chiesa che rischia un’amarissima esperienza di infedeltà che da scandalo.
           Il rinvigorimento della Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela passa attraverso una severa ed umile revisione di vita, nella mitezza  e nella docilità alla chiamata del Signore. Una Chiesa “SERVA di Jahvè”,  con il coraggio di una santa inquietudine, meno formale e più pronta a sbracciarsi per servire coloro che stanno nelle varie periferie geografiche: fisiche ed esistenziali. Una chiesa con sentimenti di umiltà, disinteressata e testimoniante la gioia della comunione con Dio. Una Chiesa che si lasci inquietare sempre dalla domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli: “ Voi chi dite che io sia?” (Mt.16,15).
           Abbiamo urgente bisogno di rivelare, con la nostra testimonianza di vita, la nostra professione di fede, che Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, che Gesù è il Salvatore e  il Redentore; la gente ha bisogno di rigenerarsi alla fiducia, alla speranza.
           Il Santo Padre, nel discorso  al  V convegno della chiesa italiana a Firenze nel novembre del 2015, a proposito dei compiti dei vescovi, si rivolgeva all’assemblea con queste parole: “Ai vescovi chiedo di essere pastori. Niente di più: pastori. Sia questa la vostra gioia: “Sono pastore”. Sarà la gente. Il vostro gregge a sostenervi …… ho pensato che oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente”.
           Avendo incontrato il Santo Padre, durante l’udienza del 28.12.u.s. ho accolto con gioia il Suo saluto e la Sua esortazione “ coraggio, coraggio, incontra la gente”.
           Insieme, ripeto insieme, riscopriamo con gioa la chiamata del Signore: vivere con fedeltà  la missione ad essere suoi servi, “ Servi di Jahvè”; umili, docili e fermi, per ristabilire la giustizia, per generare comunione, per testimoniare la presenza di Gesù  “luce del mondo”, luce nuova che brilla nelle tenebre, sapendo di essere guidati per mano da Lui.
           Sua Eccellenza Mons. Benigno Papa, nella Sua sapiente sollecitudine pastorale, ha voluto offrire  alla comunità ecclesiale dell’Arcidiocesi di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela,  per l’anno pastorale 2016 – 2017, tre suggerimenti:
·         Con l’esortazione di San Girolamo. “Amare la Sacra Scrittura, cercare nella lettura  assidua e orante di essa la Parola di Dio, porre la vita personale e l’attività pastorale sotto la sua luce e la sua forza.
·         Continuare a vivere l’impegno giubilare  della “misericordia”  come caratterizzante l’identità del nostro essere Chiesa. La Chiesa non cessa di essere Madre di Misericordia. Sarebbe bello che si rispolverasse l’impegno della Chiesa per gli anni 90 “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Un modo per riscoprire la sacramentalità della evangelizzazione attraverso la carità.
·         L’impegno a vivere come “discepoli missionari e testimoni della gioia del Vangelo”.
           Come fecero i servi alle nozze di Cana così facciamo noi: accogliamo l’esortazione di Maria “ fate quello che vi dirà”, la  nostra vita ecclesiale riprenderà vigore e la gioia di essere vissuta e testimoniata.
           Madonna della Lettera prega per noi. Amen.
Torna ai contenuti | Torna al menu