Omelia Mons. Costanzo 7.12.16 - Santuario Catena Lipari

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Omelia Mons. Costanzo 7.12.16

Arcivescovo
Omelia S.E. Mons. Costanzo all'ordinazione episcopale di S.E. Mons. Accolla

Eminenze reverendissime,
venerati confratelli nell'Episcopato, nel Presbiterato,
carissimi Diaconi e Seminaristi,
gentili Autorità di ogni ordine e grado,
fratelli e sorelle dilettissimi,

un momento di esultanza e di speranza per la Chiesa di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, che ha finalmente il suo Pastore. Un momento di gioia e di umile fierezza per la Chiesa di Siracusa che dona un suo figlio alla Diocesi sorella, festa per queste due Chiesa, meglio: festa per la Chiesa e per il collegio Episcopale che si arricchisce di un altro Successore degli Apostoli. Su di Lui si concentrano, in quest'ora solennissima, gli sguardi e l'affettuosa attenzione di questa Assemblea orante: ognuno cerca di cogliere nell'Eletto, sentimenti e turbamenti; gioia e trepidazione; determinazione ad obbedire e timori per le inevitabili difficoltà.
Carissimo Padre Giovanni, i sentimenti che si affollano e tumultuano nel tuo cuore, sono gli stessi che tormentarono l'animo del Profeta Geremia al momento della sua vocazione: timido, delicato, privo di esperienza, si sente inadeguato ad una missione così impegnativa. Egli non ha la tempra di un Elia focoso e battagliero; nè la personalità di Isaia che, con risoluto coraggio, accetta spontaneamente l'incarico di parlare in nome di Dio.
Ma Dio respinge risolutamente le ragioni e le obiezioni di Geremia. Davanti a Dio, vige una logica diversa da quella dell'idoneità umana e del successo. Senza neppure indugiare a fare opera di convincimento, pone il Profeta davanti alla sua autorità divina e al dovere dell'obbedienza: "tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò". Due comandi e, aggiunge: "non avrai paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti". Una solenne promessa! Dio non chiede senza dare nello stesso tempo. Egli esige una cieca fiducia ed obbedienza, ma non abbandona chi a lui si consegna con totale fiducia.
Padre Giovanni, fratello carissimo, oggi Colui  che dall'eternità ti ha chiamato e scelto, ti consacra e ti manda: "oggi andrai da tutti coloro a cui ti manderò". Oggi egli tocca la tua bocca e dice: "oggi io metto le mie parole sulla tua bocca, tu dunque dirai tutto quello che io ti ordinerò". Ecco un compito di fondamentale importanza per il Vescovo. Innanzitutto: annuncia la Parola, proclama il Vangelo. Di esso l'uomo, lo sappia o no, lo ammetta o no, ha urgente bisogno: ne va del senso della vita. La Parola di Dio, infatti, è luce agli occhi e gioia del cuore. La Parola, dice il salmista, rinfranca l'anima e rende saggio il semplice. La Parola di Dio, ha detto San Giovanni Paolo II, orienta, interpella e plasma l'esistenza. La Parola di Dio, ha detto il Concilio, è per i figli della Chiesa, salvezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale. Ai vescovi, anzitutto, è diretta l'esortazione di Paolo: risplendete come Astri nel mondo, tenendo salda la Parola di vita. Non a caso, tra poco, ti sarà posto sul capo il libro dei Vangeli e poi ti sarà consegnato con le parole: ricevi il Vangelo e predica la Parola di Dio con ogni pazienza e dottrina.
È questo uno dei gesti più suggestivi di tutta l'ordinazione episcopale. In questo nobilissimo compito di araldo della Parola, al Vescovo è affidato un annuncio assolutamente prioritario: è l'annuncio del progetto salvifico di Dio. Prima della creazione del mondo, dice Paolo. Quindi, prima di ogni diritto e di ogni merito, Dio ci ha scelti per essere santi e immacolati, di fronte a Lui, nella carità. Santi e immacolati! Non in forza delle nostre possibilità naturali ma, come creature nuove. Tutti, dunque, siamo chiamati ad essere santi ed immacolati: è il nostro più vero destino; è il progetto di Dio su ognuno di noi. Poco più oltre, nella stessa lettera agli Efesini, Paolo contempla questo piano di Dio rapportandolo alla Chiesa universale, sposa di Cristo. Dice, Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla Santa e per presentare, a se stessa, una Chiesa tutta gloriosa, senza macchia, né ruga ma Santa e immacolata. Una umanità di santi ed immacolati: ecco il grande progetto di Dio nel creare la Chiesa.
Inizio di questa Chiesa, senza macchia e senza ruga, è Maria. È lei la prima realizzazione. Del progetto di Dio, la prima dei redenti. Una delle meraviglie compiute dal Signore nella storia della salvezza: abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo Amore. Maria, ha detto il beato Paolo VI, è la creatura umana nella quale la donna reale coincide perfettamente con la donna ideale, stupendo! Maria è la figlia del suo Figlio perché dal Sangue di Lui, è nata alla vita della grazia. Maria è la degna dimora del Figlio di Dio. Maria è membro, tipo e madre della Chiesa. La comunità ecclesiale, pellegrina sulla terra, a lei guarda e a lei si ispira per avanzare verso la santità. Ed ecco il compito del Vescovo: un compito che fa esultare ed insieme trepidare; preparare al Signore un popolo ben disposto, guidare i fedeli alla santità. Proclamare con il cuore e la vita che la santità è l'unico approdo di una vita veramente riuscita: perché questo è il progetto ed il volere di Dio. Giustamente, Peguy ha scritto: non c'è che una sola tristezza al mondo, quella di non essere santi; perché questa è la cosa veramente fondamentale (il resto è secondario e potrebbe essere nocivo).
Dal tuo esempio, carissimo,Padre, tutti comprendano,che la via da battere non è la mediocrità ma la santità. Tutti possano anelare alle vette, additate da Gesù nel discorso della montagna. Tutti abbiano chiaro che la nostra vocazione è quella dell'Aquila: volare alto! Si, volare alto come l'aquila, ma senza la solitudine dell'Aquila, perché la Chiesa è comunione. Lavoro di tutta l'esistenza, lavoro difficile ma indispensabile. Lo Spirito santo che ti visita e santifica è già all'opera. Occorre essere docile alla sua guida. Lasciarsi plasmare, lasciarsi condurre: è lui, infatti, il principio della vita nuova, è lui il maestro interiore. L'Immacolata ci sta accanto come avvocata di Grazia e modello di santità. All'angelo che l'ha interpellata, Maria risponde: ecco la serva del signore, avvenga per me secondo la tua parola. Mi sembra di poter dire, senza alcuna forzatura, che in queste parole di Maria ci sta anche il programma di un servizio episcopale gradito a Dio. Nell'ecce, c'è la pronta disponibilità ai disegni di Dio. Nel Fiat, la radicale adesione al suo volere, nel professarsi serva Maria dichiara la volontà di lasciarsi usare da Dio e insieme gli offre tutta la disponibilità al servizio.
Anche il Vescovo vuole essere servo di Dio, servo di ogni uomo, servo per amore. Il servizio fatto con amore, il nostro servizio, ha tre caratteristiche, quelle indicate dall'apostolo Pietro. È un servizio volenteroso, disinteressato e mite. Il popolo di Dio è molto sensibile a queste tre caratteristiche del nostro servizio, le apprezza anzi, le esige. La mitezza poi è la virtù in cui più risplendono l'umiltà e la paternità. Pascete, dice Pietro, il gregge dimDio che vi è affidato non come padroni ma facendovi come modelli del gregge. Il gregge è di Dio, non è nostro. A noi, alle nostre cure pastorali, è semplicemente affidato. Non possiamo far da padroni, dobbiamo piuttosto diventare modelli. In un tempo in cui si registra una vera crisi di paternità, i fedeli e, specialmente i sacerdoti, hanno bisogno di trovare nel Vescovo, soprattutto un padre che li accoglie, li ascolta, li incoraggia, li guida evitando che la bontà degeneri in debolezza e che la fermezza degeneri in durezza. Cammina con il tuo popolo! A volte starai davanti, come suggerisce Papa Francesco per indicare la strada e sostenere la speranza. Altre volte starai in mezzo, con la tua vicinanza semplice e misericordiosa. In qualche circostanza dovrai camminare dietro al Popolo per aiutare coloro che sono rimasti indietro. In un tempo in cui imperversano indifferenza, asprezza e violenza, è assai diffuso il bisogno di amore e di tenerezza. L'amore fa cadere le difese, spinge l'altro ad aprirsi e a consegnarsi con fiducia. La tenerezza riscalda il cuore e fa passare dall'estraneità all'amicizia, dalla diffidenza alla fiducia, dalla competitività alla collaborazione. Oggi si tende a diffidare della tenerezza, la si considera debolezza. Essa invece è fortezza, è grinta d'amore, è capacità di andare controcorrente nella vita di relazione che oggi è intessuta di freddezza e di asprezza, di egoismo e qualche volta di cinismo. Non abbiate paura della tenerezza, dice Papa Francesco.
Carissimo Padre Giovanni, ti auguriamo di essere il pastore buono, il padre tenero, il fratello attento, il compagno di viaggio esperto nel cammino, l'amico sempre fedele. È quello, per altro, che tu ti proponi di essere e che hai bene espresso nel tuo motto episcopale: in caritate e veritate servire. Gesù buon pastore ti assista. Lo Spirito Santo ti illumini e ti guidi. La Madonna ti sia sempre maestra e modello. Carissimo Giovanni, tanti anni fa l'inizio del tuo ministero nella nostra Diocesi, è stato legato alla nostra città con il santuario della Madonna delle lacrime. Adesso, per i primi passi del tuo ministero episcopale, ti attende ancora Maria venerata con il titolo di Madonna della lettera, patrona di Messina. Come vedi, c'è un filo rosso Mariano che accompagna il tuo essere servo nella verità e nella carità. Sono certo che la Madre di Gesù e regina degli Apostoli non ti farà mancare, ancora una volta, il suo materno aiuto e che rivolgerà volentieri a te ed alla tua gente le parole che, da sempre, rivolge ai naviganti che approdano in città: "Vos et ipsam civitatem benedicimus".
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